Fonte Ansa – Si è spento ieri sera (martedì 31 luglio) a L’Aquila Ulisse detto Ninetto Nurzia, erede della famosa dinastia del torrone Fratelli Nurzia. Custode della ricetta originale del celebre torrone morbido al cioccolato, simbolo dell’Aquila, Ninetto Nurzia, 76 anni, aveva sempre il sorriso sulle labbra e continuava a realizzare il prodotto dolciario secondo la tradizione della sua famiglia con la moglie Giuliana ed i figli Natalia e Francesco Saverio, detto Chicco, nel laboratorio del Caffè Nurzia in piazza Duomo all’Aquila, storico locale in cui si ritrovava tutta la città.luttotorronefratellinurzia

Un simbolo che il terremoto, seppure a distanza di qualche anno ha momentaneamente spento in quanto gli storici locali in piazza Duomo, mai chiusi fino ad un paio di anni fa, sono ora in restauro ed il bar Fratelli Nurzia è stato spostato di un centinaio di metri ma sempre nel cuore della città. Ed era lì che il cavaliere accoglieva tutti, insieme alla moglie e ai figli, raccontando la storia del suo torrone.

Ninetto aveva ereditato il laboratorio e la ricetta originale dal nonno Ulisse e dal padre Tito. Ulisse ebbe infatti tre figli, Tito appunto e le sorelle Ines e Ada con le quali Tito poi litigò e la famiglia si divise: a lui rimase la ricetta originale e il marchio ‘Fratelli Nurzia’ mentre Ines e Ada diedero vita al marchio ‘Sorelle Nurzia’.

Ninetto Nurzia

Ninetto Nurzia

Un gusto unico quello del torrone morbido al cioccolato Nurzia composto da una miscela di cacao, miele e nocciole tostate, sapientemente mescolato nella torroniera di rame nel laboratorio in piazza Duomo. “Quando mia madre fa il torrone o tosta le nocciole il profumo si espande in tutto il centro della città” spiega Chicco Nurzia. Ninetto, con la moglie Giuliana, era quindi il terzo custode in linea di successione della ricetta del torrone Fratelli Nurzia: dopo di lui la dinastia continua con i figli Natalia e Chicco (Francesco Saverio) e ultima la nipotina Maria, figlia di Natalia. Una produzione limitata, quella del torrone Nurzia, fatto, tagliato e confezionato a mano, una vera eccellenza alimentare italiana, simbolo dell’Aquila e della sua rinascita.

Il funerale si celebra domani, giovedì 2 agosto 2018, alle 15.30 alla basilica di Santa Maria di Collemaggio a L’Aquila.

(Fonte http://www.ansa.it/canale_terraegusto/notizie/prodotti_tipici/2018/08/01/addio-a-ninetto-nurzia-erede-della-dinastia-del-torrone_667b6d65-7e0a-430b-9c0c-b41dcdcfa54d.html)lutto

LE CONDOGLIANZE DEL SINDACO DI L’AQUILA PIERLUGI BIONDI:

Ninetto era un curioso, nel senso migliore del termine. Aveva sempre qualcosa da dire, una nuova passione da condividere, una storia da raccontare. L’ho conosciuto ai tempi del Fronte della Gioventù di via delle Grazie, quando per tramite di Chicco ci faceva arrivare confezioni di salmone per “dare più forza alle idee” (o forse Chicco quelle confezioni le sottraeva, chi lo sa…), così mischiavamo sapori aristocratici agli odori proletari di manifesti, colla, inchiostro da ciclostile e vernice. Un po’ come eravamo noi: figli del popolo ma convinti di appartenere a una classe eletta che avrebbe cambiato il mondo. Ogni volta che lo incontravo – oppure ancora prima durante le cene a Scannapapera o Antrodoco – mi parlava del “pallino” del momento, con argomenti che spaziavano dagli orologi ai video con le marce dei giovani inebriati di totalitarismo (tedesco o sovietico che fosse). In genere la conversazione si chiudeva con i riferimenti alla politica a una mia vicenda familiare. Dalla politica era deluso.lutto

Pierluigi Biondi

Pierluigi Biondi

Dopo la svolta di Fiuggi mi ripeteva che era tutto finito, che si erano venduti tutti, anche se un giorno – lui, inguaribile “fascistone” ottimista – aveva trovato una nuova stella polare: il Partito socialista cubano, l’unico soggetto rivoluzionario ancora vivo. E si finiva con don Peppino Biondi e donna Armida, sua moglie, originaria di Tocco da Casauria, parenti di cui ignoravo l’esistenza. “Faceva le meglio scarpe di Roma, non quelle porcherie de mo, la gente partiva da tutte le parti per andare nella sua bottega di porta Maggiore, aveva fatto i soldi con la pala, po’ s’è sfrusciato tutto con le femmine: donna Armida se pijea certe ‘ncazzature…”. Ecco: Ninetto era di quella L’Aquila che faceva le cose per bene e che sapeva godere dei piaceri della vita. Un abbraccio a Giuliana, a Natalia e a Chicco, che hanno proseguito l’attività di famiglia e, come Ninetto, hanno il suo stesso sguardo sornione e la sua stessa battuta pronta.

Ninetto Nurzia

Ninetto Nurzia

 

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